“Amaro ritratto di una società allo specchio” – Sondaggio condotto dagli studenti del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi dell’Insubria

Indagine degli studenti del corso di Comunicazione Pubblica e Istituzionale: dilaga il dissenso verso l’operato di istituzioni, politici, sindacati e imprenditori
Varese, 8 gennaio 2015 – Quaranta studenti del corso di studi di Comunicazione Pubblica e Istituzionale dell’Università degli Studi dell’Insubria hanno strutturato un’indagine sociale attraverso un questionario che contiene quattro partizioni: Politica e istituzioni; Crisi economica e sociale; Cultura e società; Preferenze e aspettative.
Hanno risposto oltre 600 cittadini, nella maggior parte provenienti dall’area varesotta, circa il 70%, il restate 30% da altre città lombarde: Milano – Lodi – Cremona – Monza Brianza – Como. Al campione hanno così risposto: donne 55%, uomini 45%. Con età comprese tra: 18/24 anni 38%; 25/44, 32%; 45/64,26%; 65 e oltre 4%. Questa la composizione professionale e sociale: Studenti 31%; Impiegati 34%; Operai 12%; Liberi professionisti 11%; Disoccupati 8%; Pensionati 4%.
Come sottolineano gli studenti Federico Moretti, Francesca Bianchi, Federica Carlomagno durante la presentazione: «Nella prima partizione, relativa alla percezione delle istituzioni da parte dei cittadini, quasi metà del campione non avverte la vicinanza di nessuna istituzione e per il 60% nemmeno alcuna figura istituzionale a parte il sindaco che spunta un risicato 25%.  Europa, Stato e Regioni sono ai minimi storici, ovvero intorno all’8% di consenso. Sul comportamento dei parlamentari il giudizio è ancora più pesante: solo l’1% del campione sostiene la sobrietà del loro comportamento e della adeguatezza del loro ruolo in questa fase di crisi. La mano si fa più pesante quando si tratta delle loro retribuzioni: il 41% pensa che siano eccessive e nel 31% dei casi si sostiene che scambiano il parlamento per un palcoscenico.
Nella seconda partizione relativa a crisi economica e sociale, sia il Parlamento sia le imprese medio grandi, solo per l’1% dei cittadini interpellati lavorano per aiutare i più deboli e per il bene comune (2%). Tutto l’agire è orientato a favorire i forti a discapito della fragilità sociale. E la scure del consenso si abbatte anche sui sindacati: non aiutano il governo a risolvere la crisi, non difendono tutti allo stesso modo, sono lontani dalle nuove generazioni e operano ancora come struttura ideologica e poco democratica.
Nella terza partizione relativa a cultura e società viene fuori il bagaglio positivo da parte degli interpellati che concentra la sua esistenza sulla salute, gli affetti e il lavoro come elemento di sicurezza sociale. Si delinea una società che desidera un’esistenza felice nell’ordinarietà del quotidiano, che accetta un lavoro anche se poco retribuito, che respinge la guerra e il terrorismo, ama gli eroi popolari Batman e l’Uomo Ragno, preferisce il giallo e l’immaginazione a cinema e nella lettura, senza disdegnare l’impegno sociale di Primo Levi e il fantasy di J.K. Rowling con Harry Potter. Emerge un popolo normale e paziente, attento all’umanitarismo sociale di Madre Teresa di Calcutta e al pacifismo e alla centralità dei diritti civili richiamati da Nelson Mandela, M.L. King e Gandhi. Un popolo con i piedi ben piantati per terra, che non soffre l’ebbrezza del cellulare e del web.
Nella quarta partizione preferenze e aspettative, dove si chiede con quali persone si preferisce relazionarsi, emergono scelte che mettono al primo posto l’intelligenza, la spiccata personalità e la dolcezza, quasi a manifestare un bisogno di ripristinare il pensiero, punto di forza della nostra cultura italiana. Nella parte invece relativa alle aspettative, circa l’evoluzione che sta attraversando la Chiesa, si pensa alla figura di Papa Francesco nella sua dimensione rivoluzionaria tesa al cambiamento e al superamento del conservatorismo di taluni prelati. Bisogno che si esprime dichiarando nel questionario il favore verso la possibilità che i preti possano sposarsi e di concedere la comunione ai divorziati. Verso le suore, circa la possibilità di sposarsi e poter diventare sacerdoti, emerge invece una netta avversione. Solo il 6% del campione lo consentirebbe».
Franz Foti, docente dell’Insubria, coordinatore dell’indagine, ha così commentato:   «Dai risultati dell’indagine sembra emergere un quadro con seri elementi di preoccupazione per la tenuta democratica del Paese. Ma accanto a questo campanello d’allarme si possono leggere risultati che segnalano ancora un forte senso di civiltà, un bisogno disperato di cambiamento  in tutti gli ambiti istituzionali e decisionali di rilievo, pur nella repulsione verso l’operato dei poteri che non contemplano i veri bisogni sociali, il bene comune. Emerge la necessità di offrire nuovi orizzonti alla società del presente e alle nuove generazioni all’insegna di un’etica trasparente e risoluta, senso della giustizia sociale e spinta solidale. Al di fuori di questi confini pressanti si ripropone la corruzione, il degrado morale e il disfacimento della nostra civiltà».

Hanno partecipato alla ricerca:

Relatori: Francesca Bianchi, Federica Carlomagno, Federico Moretti.
Coadiuvati da: Noemi Aragosa, Cristina Bianchi, Cinzia Guerra, Lella Massa.
Comunicato Stampa a cura di: Giulia Alberio, Giulia Avoltini, Jessica Carù, Marco Frigerio, Danila Gallo Stampino, Emilia Lacertosa, Federica Monti, Carolina Villa.
Cartella Stampa e invito: Kenji Albani, Alessia Furiga, Camilla Fusato, Alessio Lanza Elda Zanchin.
Accoglienza Stampa: Lutmira Lamo, Cristina Magnoni.

Hanno coadiuvato il prof. Franz Foti nella organizzazione della ricerca: i dottori Mauro Carabelli e Gennaro Scarpato.

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